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Trekking Torri del Vajolet-Rifugio Re Alberto I-Passo Antermoia: anello di 2 giorni nel gruppo del Catinaccio

Fare trekking nel gruppo del Catinaccio e raggiungere le famose Torri del Vajolet significa immergersi nelle Dolomiti della Val di Fassa in Trentino Alto Adige. Qui si può spaziare dalle escursioni più facili fino ai trekking impegnativi plurigiornalieri tra i vari rifugi. La rete di sentieri di trekking è così fitta che avrete solo l’imbarazzo della scelta. In questo articolo vi racconto del nostro percorso ad anello di 2 giorni con partenza da Mazzin, in Val di Fassa. Un trekking lungo ma assolutamente ripagato dai paesaggi e dalle viste mozzafiato che offre sul gruppo del Catinaccio.

Ecco le tappe del nostro trekking ad anello nelle Dolomiti del Catinaccio: Lago Antermoia con l’omonimo passo, rifugi Antermoia, Passo Principe, Vajolet, Preuss, Roda di Vael, Passo Santner e per finire il Rifugio Re Alberto I, dove abbiamo dormito al cospetto delle splendide Torri del Vajolet. Partiamo!

Riassunto del trekking ad Anello nel gruppo del Catinaccio

Giorno 1

  • Sentiero 580: salita da Mazzin in Val di Fassa (1.395 metri di altitudine), situato a 10 minuti di auto da Vigo di Fassa, fino al rifugio Antermoia (2.496 metri): 3 ore di cammino
  • Sentiero 584: salita dal rifugio Antermoia fino al Passo Antermoia (2.772 metri) e poi discesa al rifugio Passo Principe (2.599 metri): 2 ore
  • Sentiero 584: discesa dal Passo Principe fino ai rifugi Vajolet e Preuss (2.243 metri): 30 minuti
  • Sentiero 542s: salita dal rifugio Vajolet verso il rifugio Re Alberto I (2.621 metri), dove avevamo prenotato per la notte. Il rifugio è situato proprio sotto alle Torri del Vajolet. Raggiungibile in 1 ora di salita dal rifugio Vajolet

Percorso totale:

  • Dislivello: 1.840 metri in salita, 614 metri in discesa
  • Tempo di percorrenza: 6 ore e 30 minuti di camminata più 1 ora di pause
  • Difficoltà: percorso dal dislivello impegnativo ma senza particolari difficoltà, da Mazzin fino al rifugio Vajolet. L’unico tratto segnalato e che presenta varie insidie, è il sentiero 542s, ovvero la salita dal rifugio Vajolet verso il rifugio Re Alberto I. In questo tratto infatti la salita è tutta su roccia, con alcuni tratti attrezzati con cordino metallico. Necessaria un po’ di dimestichezza su sentieri rocciosi e molto ripidi. Sconsigliato a chi soffre di vertigini.

Giorno 2

  • Sentiero 542: breve salita di 15 minuti dal Rifugio Re Alberto I verso il passo Santner, dove si trova proprio il rifugio passo Santner (2.734 metri), appena riaperto dopo 6 anni di chiusura.
  • Sentiero 542+542s: discesa dal Passo Santner al rifugio Re Alberto e nuovamente al rifugio Vajolet attraverso il sentiero roccioso e attrezzato 542s. 15 minuti dal Santner al Re Alberto +40 minuti di discesa al Vajolet
  • Sentiero 541: salita dai rifugi Vajolet e Preuss verso il passo delle Zigolade (2.552 metri) in 2 ore. Poi discesa sempre lungo il 541 fino al rifugio Roda di Vael (2.280 metri): 30 minuti
  • Sentiero 545: dal rifugio Roda di Vael fino al rifugio Ciampedie (2.000 metri): 2 ore di percorrenza
  • Sentiero 543: discesa da Ciampedie fino a Pera di Fassa in circa 1 ora e rientro a Mazzin in altri 30 minuti lungo la pista ciclabile che costeggia la statale.

Percorso totale:

  • Dislivello: 422 metri in salita, 1.648 metri in discesa
  • Tempo di percorrenza: circa 7 ore, più 1 ora di pause
  • Difficoltà: percorso molto semplice e panoramico, anche se molto lungo. Prevalentemente in discesa, ad eccezione del tratto in salita verso il passo delle Zigolade, dove bisogna prestare attenzione visto che si cammina su di un ghiaione.

Itinerario di trekking verso le torri del Vajolet

Giorno 1: trekking da Mazzin al rifugio Re Alberto I

Arrivando da Soraga, lasciamo la macchina nel primo parcheggio sulla sinistra che troviamo all’ingresso del paesino Mazzin, vicino ad un’area di sosta con un piccolo parco e zona pic-nic. Alle ore 8:30 cominciamo a seguire il cartello stradale di colore marrone che indica “Val Udai”. Dopo alcuni metri tra le viuzze asfaltate del paesino, si trova il sentiero vero e proprio, il numero 580, che inizia a salire su di una strada sterrata. Da qui il cartello indica circa 3 ore di cammino fino al rifugio Antermoia. Il tempo è buono ed il cielo si mostra azzurro con qualche nuvola passeggera.

Val Udai Mazzin trekking

Da questo momento la salita è costante ma non eccessivamente faticosa. Si attraversa una piccola zona boscosa fino ad arrivare a ridosso delle pareti dolomitiche, da cui sbuca anche una splendida cascata.

Val Udai trekking

Si sale per circa un’ora tra i pendii erbosi fino ad arrivare all’area verde pianeggiante di Camerloi (2.200 metri)

Val Udai trekking Torri Vajolet e Catinaccio

Seguiamo le indicazioni per il sentiero 580 che, dopo un breve tratto pianeggiante, torna a salire fino al passo de Dona (2.581 metri). Lungo questa salita si possono ammirare numerose vette dolomitiche in lontananza verso est, in primis la Marmolada, regina delle Dolomiti con i suoi 3.343 metri.

Passo de Dona trekking Catinaccio
Meravigliose viste dolomitiche lungo la salita al passo de Dona: in fondo a sinistra si nota il gruppo del Sella, mentre sulla destra la cima della Marmolada, la regina delle Dolomiti

Rifugio e Lago Antermoia

Dal passo si intravede il rifugio Antermoia che raggiungiamo velocemente. Sono le 11:30 e, dopo un veloce timbro sul nostro Passaporto delle Dolomiti (di cui vi avevo già raccontato in questo articolo), proseguiamo verso l’incantevole Lago Antermoia, con le sue acque blu cobalto che si mescolano con il bianco delle distese di ghiaccio non ancora sciolto.

Rifugio Antermoia trekking Catinaccio
Dal passo de Dona si nota in lontananza il rifugio Antermoia
Rifugio Antermoia trekking
Il rifugio Antermoia (2.496 metri)
Lago Antermoia trekking torri del Vajolet
Lo splendido Lago Antermoia

Dopo il lago inizia una nuova salita che conduce al passo Antermoia a 2.772 metri. In questo tratto si cammina su alcune distese di neve, ancora presenti a metà luglio. Il cielo comincia ad annuvolarsi e a farsi cupo, ma in realtà in tutta la giornata non pioverà mai.

Passo Antermoia trekking Catinaccio
L’ultimo tratto innevato di salita verso il Passo Antermoia

Rifugio passo Principe

passo Antermoia trekking Vajolet
Vista sul gruppo del Catinaccio dal Passo Antermoia (2.772 metri)

Si scende poi velocemente dal passo per raggiungere il rifugio Passo Principe (2.599 metri), dove ci fermiamo per mangiare il nostro pranzo al sacco composto da: panini, affettati, formaggio e frutta secca. Il rifugio passo Principe ci ha molto colpito: sembra quasi incastonato nella roccia. Altro timbro sul passaporto e si riparte.

Rifugio Passo Principe
Il rifugio Passo Principe sembra quasi scavato nella roccia (2.599 metri)

Ora percorriamo un semplice tratto in discesa, molto largo, che ci conduce ai rifugi Vajolet e Preuss in meno di un’ora. Vicino al rifugio Vajolet comincia il sentiero 542s: si tratta della salita verso le famosi torri del Vajolet, culmine della nostra giornata di trekking!

Il rifugio Vajolet

Torri del Vajolet e rifugio Re Alberto I

La salita dal rifugio Vajolet si trova completamente su roccia e bisogna prestare molta attenzione. Infatti all’inizio del sentiero 542s ci sono vari cartelli che presentano questa salita come fattibile solo per “escursionisti esperti”. In realtà si può percorrere tranquillamente senza attrezzatura, facendo molta attenzione tenendosi ai vari cordini metallici di supporto che si incontrano lungo il percorso. In alcuni punti si procede senza l’ausilio delle corde metalliche, quindi serve un minimo di esperienza di camminata su roccia, ma non certo al livello di arrampicata.

Trekking salita Torri del Vajolet
Trekking Torri del vajolet

Arriviamo in circa un’ora al rifugio re Alberto I, che incanta proprio per la sua posizione, al cospetto delle imponenti Torri del Vajolet. Il rifugio Re Alberto I , di cui trovate il sito internet a questo link (cliccate qui), è dotato di 60 posti in letto in camerata da 4 fino a 6 persone. Costruito agli inizi del 900′, è solitamente aperto nella stagione estiva da metà giugno a fine settembre.

Il rifugio è molto accogliente e pulito, con servizi igienici e finiture moderne. Noi abbiamo dormito nel cosiddetto “pollaio”, ossia un sottotetto vicino al vano scale con i materassi a terra: molto carino, anche se di notte è meglio coprirsi molto bene con 2 coperte (messe a disposizione dal rifugio). Ovviamente obbligatorio il saccoletto.

Camere rifugio Re Alberto I
Il “pollaio” del rifugio Re Alberto I

Costi, prenotazioni e cena

Il prezzo a persona per una mezza pensione con cena e colazione è di 55 €, mentre solo per il pernottamento+colazione è di 38 €. Trovate il dettaglio dei prezzi nel sito del rifugio: in ogni caso le bevande sono escluse. La prenotazione va effettuata molto in anticipo: noi abbiamo prenotato a fine giugno, e tutti i sabati di luglio il rifugio era già pieno, ad eccezione di un solo week end per il quale ho subito “fermato” il nostro posto. Per bloccare la prenotazione è necessario un bonifico di una quota pari a 15 € a testa.

La cena si basa su alcuni piatti tipici da rifugio con la scelta tra varie zuppe (per noi la scelta è ricaduta sulla zuppa d’orzo) e secondi a base di carne (spezzatino con puré e funghi oppure wurstel con crauti e patate). Per finire una buona creme brulèe.

Tramonto e notte stellata al rifugio re Alberto I

Dopo cena i colori del tramonto fanno arrossire le Dolomiti, grazie al fenomeno dell’Enrosadira. E’ questo il momento culminante e tanto atteso dei due giorni di trekking verso le torri del Vajolet!

Trekking torri del vajolet
Il rifugio Re Alberto I con le torri del Vajolet sullo sfondo

Poi di notte punto la sveglia verso l’una, con la speranza di ammirare le stelle in un cielo privo di nuvole. Lo spettacolo è incredibile, anche se non si riesce ad intravedere la Via Lattea come invece era successo dal Rifugio Pradidali la settimana precedente (trovate qui il nostro articolo relativo al trekking al rifugio Pradidali tra le pale di San Martino).

Trekking torri Vajolet cielo stellato
Cielo stellato tra le Torri del Vajolet

Questo primo giorno è stato impegnativo, a causa dei circa 1.800 metri di dislivello positivo in salita. Tuttavia la stanchezza non è eccessiva, ci aspetta un nuovo giorno!

Giorno 2: trekking dalle torri del Vajolet al rifugio Roda di Vael e ritorno a Mazzin

Grazie ad alcune indicazioni ricevute in rifugio, decidiamo di intraprendere il trekking fino al rifugio Roda di Vael. Più che altro stavamo cercando un sentiero alternativo per non dover solo “scendere” dal rifugio Re Alberto fino a Gardeccia e poi a Pera di Fassa. Inoltre, le previsioni davano tempo sereno per tutta la mattina, con possibilità di rovesci nel pomeriggio, quindi avevamo a disposizione circa 6/7 ore di cammino.

Rifugio passo Santner

Usciamo alle 8:30 e prima di tutto saliamo velocemente in circa 15 minuti sul sentiero 542 al Passo Santner, dove si trova l’omonimo rifugio. Il rifugio Passo Santner (2.784 metri) è stato chiuso per circa 6 anni ed è stato riaperto proprio quest’anno. Si tratta di un piccolo rifugio, da circa una decina di persone, ottimo per chi volesse stare più tranquillo (al Re Alberto c’era nettamente più confusione). Noi non sapevamo fosse aperto, visto che online era ancora dato per chiuso: magari ci torneremo!

Rifugio passo Santner trekking torri del Vajolet
passo Santner trekking torri del vajolet
Vista panoramica dal Passo Santner

Scendiamo di nuovo al Re Alberto e ammiriamo le torri del Vajolet da una prospettiva diversa!

Torri Vajolet minerale dolomite

Di nuovo arriviamo al rifugio Vajolet, scendendo velocemente lungo il tratto roccioso ed attrezzato del sentiero 542s.

Passo delle Zigolade e rifugio Roda di Vael

sentiero 541
Dal rifugio Vajolet bisogna seguire il sentiero 541 per raggiungere il rifugio Roda di Vael

Dal rifugio Vajolet seguiamo le indicazioni per il sentiero 541, che dovrebbe portarci in circa 2 ore e 30 minuti al rifugio Roda di Vael attraversando il passo delle Zigolade. Questo primo tratto di sentiero fino al passo non presenta molto dislivello, circa 300 metri in salita, ma è abbastanza lungo. Si tratta comunque di un sentiero che potremmo definire un “balcone panoramico”: la vista spazia verso le Dolomiti ad est, la Marmolada, fino alle vicine cime del Catinaccio ed in lontananza il rifugio Passo Principe.

trekking passo delle zigolade
Il sentiero in salita verso il passo delle Zigolade
trekking roda di vael
trekking Catinaccio passo Zigolade

Arriviamo al passo in circa 2 ore, attraversando in salita un tratto di ghiaione abbastanza scivoloso e ripido: da percorrere con cautela. Nel frattempo le nuvole cominciavano a scurirsi ma nuovamente nessuna goccia di pioggia ci colpisce. Dopo il passo una facile discesa conduce in circa un’ora al rifugio Roda di Vael (2.280 metri), uno dei più affollati che abbiamo visto lungo tutto il percorso. Sarà anche perché lo raggiungiamo ad ora di pranzo verso le 12.30 e c’erano di quelle portate da acquolina in bocca! Noi però dobbiamo continuare, e mangiamo un panino al sacco avanzato dal giorno prima.

Sentiero 541 rifugio Roda di Vael
Il rifugio Roda di Vael

Da Roda di Vael verso Ciampedie e Pera di Fassa

L’ultimo tratto è forse il meno entusiasmante. Abbiamo ormai abbandonato la zona rocciosa delle torri e guglie del cuore del Catinaccio e il sentiero 545 scende quasi completamente all’interno di un bosco, che collega il Roda di Vael al rifugio Ciampedie in circa 2 ore. Arrivati qui troviamo anche un altro rifugio, il Negritella, da cui si ammirano in lontananza i gruppi dolomitici del Catinaccio e si possono scorgere ancora le Torri del Vajolet.

trekking Catinaccio
Vista panoramica sul gruppo del Catinaccio dal rifugio Negritella
rifugio Ciampedie
Rifugio Ciampedie

A questo punto si potrebbe scendere a Pera di Fassa in seggiovia, direttamente dal Ciampedie, ma il costo di 9 € a testa ci fa decidere di proseguire in discesa a piedi per circa un’altra oretta. Il sentiero segue praticamente la pista da sci invernale fino a sbucare al parcheggio della seggiovia nel centro di Pera di Fassa. Dopo questi 2 giorni interminabili di trekking, ci rende quasi tristi camminare sull’asfalto e sul marciapiede, ma dobbiamo ancora proseguire per tornare a Mazzin. Camminiamo così a lato della strada statale Dolomites e su una pista ciclabile per circa mezz’ora.

Termina così questo racconto di 2 giorni incredibili di trekking tra le Torri del Vajolet nel Catinaccio e tutti i suoi numerosi rifugi! Speriamo che questo itinerario vi possa essere d’ispirazione, visto che per prepararlo abbiamo recuperato informazioni da vari siti, rifugi e anche attraverso telefonate ad alcuni uffici di guide alpine della zona. In ogni caso, vi consiglio di dare anche un’occhiata al sito dei rifugi del Catinaccio (cliccate qui), molto utile per farsi un’idea dei numerosi percorsi e rifugi.

2 comments

  1. Ciao! Sto seguendo il vostro itinerario ma la notte la passo al rifugio Vajolet, mi sono organizzata troppo tardi e il tempo non è dei migliori nel pomeriggio! Domani mattina sveglia presto e si continua 🙂 Grazie per aver condiviso la vostra esperienza, è la prima volta che vado in montagna da sola, la vostra guida mi è davvero molto utile!

    Desirée

    1. Ciao Desirée, grazie per il commento! Ci fa piacere che il nostro articolo ti sia stato utile! Questo anello di trekking nel Catinaccio è sicuramente tra i nostri preferiti. Facci poi sapere come è andato tutto l’itinerario e le tue impressioni 🙂 Alberto

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