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Alta Via 1 delle Dolomiti: le nostre 8 tappe

L’Alta Via 1 delle Dolomiti è un percorso di trekking che attraversa in tappe da Nord a Sud i principali gruppi dolomitici. Un percorso di trekking lungo 120 km e caratterizzato da 7.850 metri di dislivello in salita.

L’Alta Via 1 delle Dolomiti percorre nelle sue tappe tutta la distanza dal Lago di Braies, in Val Pusteria, fino a Belluno. Nel suo percorso attraversemo alcuni dei parchi più belli di tutte le Dolomiti, dal Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, in provincia di Bolzano, fino al Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo ed infine al Parco delle Dolomiti Bellunesi.

Un percorso di trekking spettacolare, un’Alta Via che viene definita la “Classica” delle Dolomiti. In questo articolo vi racconteremo del nostro percorso in 8 tappe lungo l’Alta Via 1 delle Dolomiti, mentre invece in questo articolo potrete trovare alcune informazioni più generali e consigli Alta Via 1 delle Dolomiti: guida e consigli (cliccate qui)

Trekking Alta Via 1 delle Dolomiti

Giorno 1: dal Lago di Braies al Lago Piciodel

  • 17 km
  • 1.310 m di dislivello in salita e 980 m in discesa
  • 8 h di percorrenza + 2 h di pause

Il primo giorno partiamo direttamente da Bolzano per raggiungere il Lago di Braies con i mezzi pubblici, prima in treno da Bolzano a Fortezza con cambio da Fortezza a Villabassa e poi in pullman direttamente fino al lago stesso. Trovate maggiori dettagli su come raggiungere il Lago di Braies ed informazioni dettagliate su questa prima tappa dell’Alta Via 1 delle Dolomiti in questo nostro articolo: Trekking dal Lago di Braies al Rifugio Biella (cliccate qui)

Lago di Braies

E’ il primo giorno di agosto ed il sole splende alto nel cielo azzurro: una leggera foschia fa da preambolo ad una temperatura afosa che si alzerà sempre di più nelle ore calde della giornata. Arriviamo al Lago di Braies verso le 9:30 di mattina, dopo aver perso un po’ di tempo a causa di un treno cancellato presso la stazione di Fortezza. Dopo la prima sosta di rito presso l’hotel sulle sponde del lago, per il primo timbro sul nostro passaporto delle Dolomiti, cominciamo a percorrere il classico giro del Lago di Braies, che sul versante ovest del lago stesso coincide con l’Alta Via 1. Le sponde del lago cominciano ad affollarsi già a queste ore della giornata, ma, a mano a mano che ci allontaniamo in salita lungo il sentiero 1, la folla si dirada.

Rifugio Biella

Ci troviamo a percorrere il tratto di salita dal Lago di Braies al Rifugio Biella lungo il ghiaione che si trova ai piedi della cima dolomitica della Croda del Becco (2.810 m.). Il sole comincia a picchiare sempre più forte, e la salita risulta più faticosa del previsto. Nonostante ciò, proseguiamo, e raggiungiamo l’altopiano del parco naturale Fanes-Senes-Braies. Da qui il Rifugio Biella è raggiungibile “sconfinando” brevemente nel Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Ci fermiamo al Rifugio per rifornirci d’acqua e per mangiare i nostri panini al sacco. Da qui la vista verso le cime dolomitiche in lontananza ci fa già immaginare le prossime tappe di quest’Alta Via.

Rifugio Sennes e Rifugio Fodara Vedla

Dal Rifugio Biella proseguiamo dopo pranzo il nostro cammino in falsopiano e leggera discesa fino al Rifugio Sennes, che si trova nell’omonimo altopiano, e dove di fronte troviamo anche una spianata verde che fungeva da pista di atterraggio per gli aerei militari. Nel frattempo il cielo comincia ad annuvolarsi, lasciandoci presagire il fatto che la temperatura elevata e l’eccessiva afa del mattino non fossero dei buoni segnali.

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Rifugio Sennes (2.126 m.)

La discesa prosegue percorrendo la strada sterrata forestale che conduce dal Rifugio Sennes fino al Pederù, con una piccola deviazione di sentiero nel bosco che decidiamo di percorrere. Questa deviazione ci permette così di raggiungere anche il Rifugio Fodara Vedla, per aggiungere un timbro alla nostra collezione! Il rifugio sorge all’interno di un insieme di piccoli edifici adibiti al bestiame, dove c’è anche una piccola chiesetta. L’impressione è che questo rifugio sorga all’interno di un piccolissimo villaggio situato nel bosco, isolato da tutto il resto. Ne approfittiamo per chiedere un consiglio sul meteo al gestore del Fodara Vedla, il quale prima di risponderci dà un’occhiata al cielo, e poi ci assicura che per quella sera avremmo potuto stare tranquilli, il tempo si sarebbe mantenuto sereno senza pioggia.

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Il Rifugio Fodara Vedla

Rifugio Pederù

Come detto, la discesa prosegue fino ad una serie di tornanti, abbastanza pendenti, nella strada forestale che ci portano fino al rifugio Pederù. In totale si tratta di una discesa di 980 metri di dislivello, partendo dal Biella ed arrivando al Pederù. Arriviamo al Pederù nel tardo pomeriggio, ma decidiamo di proseguire ancora per approfittare della luce del giorno ormai calante. Nel frattempo, il cielo continua ancora ad annuvolarsi gradualmente.

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I tornanti in discesa che conducono al Rifugio Pederù

Prima notte in tenda: Lago Piciodel

Percorriamo così gli ultimi 300 metri di salita verso il Lago Piciodel, finché troviamo uno spiazzo comodo dove montare la nostra tenda.

Facciamo giusto in tempo a prepararci la cena con il nostro fornelletto a gas, quando le nuvole cominciano ad addensarsi e ad annerirsi sempre di più, cominciando a far comparire le prime avvisaglie di un temporale estivo. Arrivano i primi tuoni in lontananza, così ci mettiamo al riparo dentro la tenda, preparandoci per la notte. I tuoni aumentano di volume, comincia a piovere, l’intensità della pioggia aumenta sempre di più ed infine arrivano anche i lampi, seguiti da tuoni che si susseguono a distanza sempre più ravvicinata. Il temporale durerà quasi 3 ore di fila, lasciandoci dormire veramente poco: non il modo migliore per battezzare questa Alta Via!

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Sentiero in salita verso il Lago Piciodel: al centro il rifugio Pederù appena superato

Giorno 2: dal Lago Piciodel al Rifugio Scotoni

  • 13 km
  • 750 m di dislivello in salita e 580 m in discesa
  • 5 h di percorrenza + 1 h di pause

Ci svegliamo di prima mattina avvolti dalla foschia di una nuvola di passaggio. Abbiamo ancora nelle orecchie i tuoni della sera precedente, ma ora il paesaggio è mutato. Siamo avvolti dal silenzio e da un’atmosfera tranquilla, alleggerita dal sollievo che segue la tempesta. Procediamo a camminare in leggera salita su larga strada forestale fino al Rifugio Fanes, dove ci fermiamo per una prima breve pausa ed un consulto alle previsioni meteo esposte nel rifugio. Le nuvole infatti ci accompagneranno nel corso di tutta la giornata.

Rifugio Fanes, Lago di Limo, Malga Fanes Grande

Il sentiero oggi non presenta particolari difficoltà: dal Rifugio Fanes si procede sempre su di un largo e ben segnalato sentiero, in leggera salita fino allo splendido Lago di Limo, da cui la vista si apre verso le sempre più vicine cime delle Tofane.

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Da qui si procede senza sforzo, senza eccessive salite o discese, fino alla Malga Fanes Grande, da cui procediamo a camminare nella verde Alpe di Fanes, tra i due versanti ghiaiosi delle cime dolomitiche.

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La Malga Fanes Grande: sullo sfondo le Tofane

Da questo punto in avanti, il tracciato dell’Alta Via originale si discosta dal tranquillo sentiero nr. 11 e procede in salita lungo il ghiaione del sentiero 20B, che conduce alla Forcella del Lago (2.486 m.). Tuttavia le previsioni del tempo ci lasciano una certa incertezza sul da farsi, visto che preannunciavano un classico temporale pomeridiano. Per questo, vista l’ora, decidiamo di non proseguire in salita verso la Forcella, ma di continuare a camminare lungo il sentiero 11 e poi in discesa fino alla Capanna Alpina (1726 m.), un ristorante che si trova nei pressi del parcheggio in frazione San Cassiano (Val Badia) da cui partono diverse escursioni nel Parco naturale Fanes-Senes-Braies. Decidiamo di procedere in questo modo per avere un punto di riferimento come possibile “riparo” in caso di temporale anticipato (o comunque in orario pomeridiano ancora “prematuro” per montare la tenda).

Rifugio Scotoni

Quando arriviamo nei pressi della Capanna Alpina, il temporale non è ancora arrivato, così decidiamo di procedere ancora per l’ultimo tratto di salita fino al Rifugio Scotoni a 1.985 m. (circa tre quarti d’ora per una salita abbastanza veloce di 300 metri di dislivello). La salita al rifugio è abbastanza ripida e si sviluppa completamente su sentiero asfaltato, non proprio piacevole. Una volta al Rifugio Scotoni ci fermiamo per una birra all’interno e poi per la cena, sempre in attesa del temporale.

Nel frattempo arriva la pioggia, ma non ancora il temporale, e dopo la cena usciamo a montare la tenda più avanti lungo il sentiero, con il permesso dei gestori del rifugio, visto che non avevano posti letto disponibili. Volevamo infatti evitare di ripetere una nottata come quella precedente, cercando un posto in rifugio: durante la notte il temporale è infatti nuovamente arrivato, ma di intensità minore rispetto a quello della prima notte, e per questo riusciamo per fortuna a dormire un po’ di più!

Giorno 3: dal Rifugio Scotoni al Rifugio Dibona

  • 10 km
  • 830 m di dislivello in salita e 730 m in discesa
  • 5 h e 30 min. di percorrenza + 1 h di pause

La mattina del terzo giorno ci svegliamo nuovamente per una delle tappe in previsione più panoramiche di tutta l’Alta Via 1 delle Dolomiti. Dal Rifugio Scotoni percorriamo il sentiero che ci conduce in salita tramite tanti piccoli tornanti rocciosi, fino a raggiungere l’altopiano roccioso dall’aspetto lunare che precede l’ultimo tratto di salita al Rifugio Lagazuoi (2.752 m.).

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Dall’altopiano roccioso, in lontananza notiamo il Rifugio Lagazuoi

Purtroppo le nuvole ci accompagnano per tutta la mattina, a parte qualche occasionale sprazzo di sole, e non ci permettono di vedere lo splendido panorama dalla terrazza del Rifugio Lagazuoi. A questo punto, dopo una prima pausa al rifugio, cominciamo a scendere dal Lagazuoi dirigendoci verso il Rifugio Dibona, anche quest’oggi camminando con le ore contate in vista del temporale pomeridiano. Quest’oggi però ci siamo presi per tempo ed abbiamo prenotato telefonicamente 2 posti letto al Rifugio Dibona, in maniera da passare sicuramente una notte al caldo.

Tofana di Rozes e Rifugio Dibona

Il sentiero che scende dal rifugio Lagazuoi si dirige al cospetto della splendida Tofana di Rozes e costeggia tutto il ghiaione che si trova alla base di questa cima dolomitica. Il tratto di sentiero che segue il Lagazuoi è anche caratterizzato da un enorme valore storico, vista la costante presenza di resti, tunnel e gallerie risalenti alla prima guerra mondiale, combattuta in queste zone al fronte italo-austriaco. Finalmente in questo tratto di sentiero le nuvole cominciano a diradarsi, e la vista ci conduce verso la nostra prossima tappa dell’Alta Via 1: le Cinque Torri di Cortina d’Ampezzo, di fronte alla Cima Averau ed al Nuvolau. Quest’oggi siamo fortunati, arriviamo al rifugio proprio nel momento esatto in cui comincia a piovere molto forte. Per questa giornata il nostro cammino termina nel primo pomeriggio, e così ci riposiamo in rifugio in vista di una bella cena sostanziosa al rifugio Dibona.

Giorno 4: dal Rifugio Dibona alla Forcella Col Piombin

  • 12 km
  • 1.060 m di dislivello in salita e 860 m in discesa
  • 6 h di percorrenza + 1 h di pause

Ci svegliamo nuovamente con un cielo coperto da nuvole che non promette nulla di buono: questo sembra essere ormai il ritornello ricorrente della nostra Alta Via! Dopo la colazione in rifugio partiamo però lo stesso molto velocemente, visto che le previsioni meteo indicavano pioggia più consistente solo nella parte centrale della giornata, a cavallo dell’ora di pranzo. Per questo ci avviamo velocemente sul sentiero, nonostante la pioggia insistente dei giorni appena passati abbia reso il percorso un attraversamento continuo di pozzanghere e fanghiglia molto scivolosi.

Le Cinque Torri

La discesa tuttavia è molto veloce e ci permette di raggiungere la strada statale che conduce verso il Passo Falzarego, arrivando da Cortina. Attraversiamo la strada e ci dirigiamo così ad affrontare la salita nel bosco, prima su strada forestale e poi su sentiero, che ci porta in circa 1 ora di salita alle 5 Torri, simbolo delle Dolomiti di Cortina. Queste imponenti cinque torri rocciose fanno da sfondo a due famosi rifugi: l’omonimo Rifugio Cinque Torri, situato proprio ai piedi delle torri, ed il Rifugio Scoiattoli, situato a qualche minuto di cammino.

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Vista dal rifugio Nuvolau: in basso a destra le Cinque Torri, mentre sullo sfondo la Tofana di Rozes parzialmente coperta

Rifugi Averau e Nuvolau

In questo frangente di giornata, cominciamo a sfuggire alla pioggia che puntualmente si presenta, facendo letteralmente tappa ad ogni rifugio, restando bloccati però più a lungo del previsto all’interno del rifugio Averau, che si raggiunge in circa 30 minuti di salita su facile sentiero roccioso dallo Scoiattoli. Qui attendiamo che la pioggia violenta ed il temporale seguente ci diano tregua, finché nel tardo pomeriggio il cielo comincia a schiarirsi e vediamo finalmente alcuni raggi di sole spuntare timidamente. Ne approfittiamo per una veloce salita verso la sommità del monte Nuvolau, dove sorge l’omonimo rifugio Nuvolau, un’altra splendida terrazza panoramica sulle Dolomiti:

rifugio nuvolau averau
Salita verso il Rifugio Nuvolau dal Rifugio Averau: sullo sfondo la punta della cima Averau
monte nuvolau cima
Dal rifugio Nuvolau: vista verso Lastoi de Formin e Croda da Lago
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La cima Averau (2.647 m.)

Se volete leggere la nostra descrizione di un itinerario dettagliato tra le Cinque Torri ed i Rifugi Averau e Nuvolau, con partenza dal Passo Falzarego nei pressi di Cortina, leggete questo nostro articolo Cinque Torri, rifugi Averau e Nuvolau: trekking dal passo Falzarego nelle Dolomiti di Cortina d’Ampezzo (cliccate qui) Nota: qui potrete trovare anche delle foto panoramiche in una giornata autunnale mozzafiato in cui il cielo era completamente azzurro senza neanche una nuvola!

Scherzi a parte, la vista che ci si presenta davanti dal rifugio Nuvolau verso il cielo ancora parzialmente coperto crea un’atmosfera ed una visione quasi misteriosa, ed al contempo affascinante, accentuando se possibile la bellezza dolomitica.

Passo Giau

Dal rifugio Nuvolau il sentiero dell’Alta Via 1 delle Dolomiti verso le tappe seguenti potrebbe proseguire in discesa tramite la ferrata della cima Ra Gusela, che conduce direttamente al Passo Giau. Noi avevamo pianificato il nostro itinerario evitando la ferrata, e per questo ritorniamo sui nostri passi scendendo nuovamente al Rifugio Scoiattoli ed imboccando il sentiero nr. 443 che attraversa il fianco orientale della cima Nuvolau. Un sentiero all’apparenza più banale della ferrata sopracitata, ma che in realtà si sviluppa con alcuni tratti ripidi di discesa su sentiero prevalentemente roccioso, ma in ogni caso sempre battuto, e che riesce sempre a regalare splendidi scorci sulle Tofane che si stagliano ora nel cielo azzurro alle nostre spalle. Finalmente riusciamo così a vedere la Tofana di Rozes nella sua totale, grandiosa maestosità.

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Verso il Passo Giau: il cielo si è schiarito ed in lontananza vediamo la Tofana di Rozes al centro
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Ancora verso il passo Giau: a sinistra la punta del Lastoi de Formin (2.657 m.)

Raggiungiamo così il Passo Giau affrontando una discesa di circa 300 metri di dislivello dal rifugio Averau e poi una leggera risalita. Arriviamo al Passo Giau poco prima del tramonto e ne approfittiamo della luce che il sole finalmente ci concede per prepararci la cena con il nostro fornelletto a gas, ammirando i colori del sole al tramonto, con la vista che spazia ad ovest verso la Marmolada, Regina delle Dolomita, ed il Sella, e ad est verso le Dolomiti di Cortina, tra cui il Monte Cristallo ed il gruppo del Sorapiss.

passo giau
Tramonto verso il gruppo del Sella, sulla sinistra con la cima del Piz Boè (3.152 m.), e a destra la cima Ra Gusela

Forcella Col Piombin

Dopo la cena proseguiamo a camminare in leggera salita tra i verdi pascoli nei pressi del Passo Giau, sfruttando fino all’ultimo i raggi sole della giornata, arrivando a piantare la nostra tenda nei pressi della Forcella Col Piombin. Avremmo voluto proseguire oltre, chiaramente per trovare un punto un po’ meno esposto dove piazzare la tenda, ma ci fermiamo qui visto che il buio comincia ad avanzare. Questa sera il maltempo ci dà finalmente tregua, ed ammiriamo il sole scomparire ad ovest, tra la Marmolada ed il Sella, uno spettacolo! Una delle tappe più belle di tutta l’Alta Via 1 delle Dolomiti.

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Giorno 5: dalla Forcella Col Piombin al Lago Coldai

  • 20 km
  • 1.150 m di dislivello in salita e 1.220 m in discesa
  • 9 h di percorrenza + 3 h di pause

La quinta giornata tra le tappe dell’Alta Via 1 delle Dolomiti si presenta con previsioni meteo favorevoli e totale assenza di pioggia. Ne approfittiamo così per svegliarci molto presto e cominciare a camminare fin dalle 6 di mattina. Il cielo è un po’ coperto, ma allo stesso modo ci lascia intravedere una splendida alba con tutti i suoi colori sulle cime dolomitiche.

Forcella Giau

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Panorama lungo il sentiero verso la Forcella Giau: a sinistra notiamo il monte Ra Gusela (2.595 m.) mentre al centro imponente la Tofana di Rozes (3.225 m.) e alla sua destra la Tofana di Mezzo (3.244 m.)

Dalla Forcella Col Piombin il sentiero scende repentinamente per poi risalire verso la altrettanto panoramica Forcella Giau (2.360 m.). Lungo la salita di circa un’oretta le Tofane si presentano sempre alle nostre spalle in tutta la loro maestosità, con la cima del Ra Gusela ancora in primo piano. Una volta raggiunta la Forcella è tempo di salutare le Tofane e di volgere il nostro sguardo in avanti: la magnifica e imponente parete Nord del Monte Pelmo ci attende infatti con la sua presenza a dominare la vista oltre la forcella Giau.

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Piana di Mondeval e Monte Pelmo (3.168 m.)

Piana di Mendeval e Forcella Ambrizzola

Entriamo nella Piana di Mondeval, un idilliaco spiazzo verde incastonato tra la Croda da Lago, il Lastoi de Formin, il Bec di Mezodì, e con vista privilegiata su Monte Pelmo e Civetta. La traversata di questo pianoro è davvero emozionante, per l’atmosfera un po’ carica di emozione, la vista dolomitica, il cielo nuvoloso e misterioso, la luce delle prime ore del mattino, e la totale assenza di altre persone.

In questo tratto procediamo in leggera discesa, ai piedi dei fianchi ghaiosi e detritici, che ci accompagneranno anche nella successiva breve salita alla Forcella Ambrizzola (2.277m.) da cui ammiriamo la vista sopra Cortina, fino al monte Cristallo.

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Rifugio Città di Fiume

E’ ora tempo di scendere, per un dislivello negativo di circa 400 metri, fino a raggiungere il Rifugio Città di Fiume (1.917 m.), che sorge praticamente ai piedi del Monte Pelmo. Da qui il sentiero prosegue infatti verso il Passo Staulanza (1.766 m.), attraversando il versante ghiaioso nord-ovest del Monte Pelmo, procedendo ancora in leggera discesa. Il meteo nel frattempo continua a migliorare, e le nuvole si diradano: siamo appena a metà mattina ed abbiamo già percorso una buona distanza, pertanto il nostro obiettivo di giornata diventa il Lago Coldai, dove vorremmo montare la tenda, come suggeritoci dal gestore del Rifugio Città di Fiume. Gli saremo sempre grati di questo consiglio, perché possiamo definire questo lago come il punto migliore di tutta l’Alta Via nel quale abbiamo passato la notte in tenda, complice anche una serata priva di nuvole!

Palafavera

Tuttavia dobbiamo ancora camminare abbastanza prima di raggiungere il Lago Coldai: dal Passo Staulanza, dove si trova l’omonimo rifugio, scendiamo ancora verso Palafavera (1.507 m.), una piccola località turistica in provincia di Belluno dove si trovano un campeggio ed un rifugio/ristorante situati nei pressi degli impianti di risalita delle piste da sci invernali. Abbiamo incluso Palafavera nel nostro itinerario perché presso il campeggio si trova un piccolo minimarket dove abbiamo potuto rifornirci di cibo per le ultime tappe dell’Alta Via 1 delle Dolomiti. Per raggiungere Palafavera, si abbandona parzialmente il sentiero dell’Alta Via 1, percorrendo pochi km lungo strada asfaltata, dove però troviamo comunque i segnavia triangolari dell’Alta Via stessa.

Rifugio Coldai e Lago Coldai

A Palafavera ci riposiamo lungamente, arriviamo infatti verso le 13, e dal Lago Coldai ci separano ora solamente due ore e mezza di salita. Pranziamo e poi ci stendiamo nell’erba nei pressi del rifugio degli impianti di risalita, per poi riprendere il nostro cammino dopo aver fatto una piccola spesa al minimarket del campeggio.

Dopo la sosta, affrontiamo l’ultima salita di giornata che ci condurrà con un dislivello di quasi 600 metri in salita, prima al Rifugio Coldai e poi al Lago Coldai. La salita si sviluppa prima su larga forestale che costeggia le piste da sci invernali o le attraversa integralmente. Si raggiunge in circa un’oretta la Malga Pioda, un edificio attualmente abbandonato. Da qui parte il sentiero vero e proprio per la salita al Rifugio Coldai, che si inerpica su un percorso più roccioso e da percorrere con maggiore attenzione. Per maggiori informazioni su quest’ultimo itinerario, da Palafavera al Coldai, potete leggere il nostro resoconto a questo articolo: Trekking da Palafavera al Rifugio e Lago Coldai nel gruppo del Civetta (cliccate qui)

Dal Rifugio Coldai cominciamo a sentirci nel ventre della roccia dolomitica del gruppo del Civetta:

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Il Rifugio Coldai

Da qui manca ormai davvero poco: una leggera salita di circa 20 minuti ci permette di intravedere il lago, illuminato dai raggi del sole nell’ora che precede il tramonto. Nei dintorni del lago è facile scegliere spiazzi con viste stupende dove montare la tenda, tra le cime del gruppo del Civetta da un lato, che sovrastano il lago, fino alla Marmolada e al Sella che ricompaiono imponenti verso ovest: da qui la vista spazia in basso fino al Lago di Alleghe.

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Il Lago Coldai (2.143 m.)
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Vista dal Lago Coldai: tramonto sulla Marmolada ed in basso il lago di Alleghe

Dopo una cena preparata nuovamente sul fornelletto, ci addormentiamo in tenda, in una delle serate più panoramiche in assoluto lungo tutta l’Alta Via 1.

Giorno 6: dal Lago Coldai al Rifugio Carestiato

  • 19 km
  • 1.160 m di dislivello in salita e 1.590 m in discesa
  • 9 h e 30 min. di percorrenza + 1 h e 30 min. di pause
lago coldai civetta
Il Lago Coldai poco dopo l’alba

Rifugio Tissi

La mattina seguente ci svegliamo con un cielo completamente azzurro sopra di noi: ci addentriamo così nel sentiero spettacolare che si muove sulla salita detritica che si sviluppa ai piedi delle pareti del Civetta. Arriveremo così al famoso Rifugio Tissi, famoso per la sua posizione e vista spettacolare su quella che viene definita la “Wall of Wall”, ossia proprio la parete nord-ovest del Civetta.

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Il Rifugio Tissi e la parete del Civetta

La salita al rifugio Tissi (2.250 m.) ci occupa per 2 ore di cammino dal Lago Coldai (compreso un primo tratto iniziale di discesa). Dal Rifugio Tissi, la vista è spettacolare: raggiungendo in pochi minuti la sporgenza della Cima di Col Rean si può ammirare nuovamente il Lago di Alleghe in basso, con il profilo inconfondibile della Marmolada che domina la scena.

Per quanto riguarda il Rifugio Tissi, se vi può interessare vi proponiamo questo itinerario giornaliero per raggiungerlo da Listolade (BL), di cui abbiamo scritto in questo articolo Rifugio Tissi: trekking nelle Dolomiti ai piedi del Monte Civetta (cliccate qui)

Rifugio Vazzoler

Dal Rifugio Tissi, le prossime tappe dell’Alta Via 1 delle Dolomiti ci condurranno in zone più remote e meno frequentate. La prima tappa, lungo la discesa dal Rifugio Tissi, consiste nel Rifugio Vazzoler (1.714 m.), un rifugio molto curato che si trova nel bosco ai piedi del versante sud della Civetta, tra la Torre Venezia e la Torre Trieste.

Dal rifugio Vazzoler si prosegue la discesa lungo strada forestale, prima di imboccare il sentiero 554, che devia all’interno della vegetazione più fitta e selvaggia, guidandoci in salita verso la Forcella col dell’Orso e poi la Forcella del Camp (1.933 m.), in una salita complessiva di circa 500 metri di dislivello, che si sviluppa in certi tratti su sentiero anche piuttosto esposto sui fianchi detritici delle pareti dolomitiche della Moiazza (2.878 m. -Dolomiti Agordine).

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In questo tratto di sentiero ci troviamo ad aumentare decisamente il passo, visto che abbiamo già raggiunto le prime ore del pomeriggio ed il cielo comincia a rabbuiarsi come da previsioni. Tuttavia incontriamo solamente una pioggia debole per un tratto neanche troppo lungo di sentiero, che quindi ci permette poi di raggiungere tranquillamente il rifugio Carestiato (1.839 m.), ammirando le pareti della cima Moiazza, a sud nel gruppo del Civetta. Anche qui il gestore del rifugio ci darà un ottimo consiglio su dove fermarci con la tenda per la notte, ossia poco più avanti del rifugio lungo la strada forestale, in uno spiazzo verde nei pressi di una malga attualmente chiusa.

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Malga nei pressi del Rifugio Carestiato

Giorno 7: dal Rifugio Carestiato a Forcella la Vareta

  • 19 km
  • 1.480 m di dislivello in salita e 1.500 m in discesa
  • 10 h di percorrenza + 2 h di pause

Rifugio Passo Duran

In questa penultima giornata ci attende il passaggio dal gruppo dolomitico del Civetta alle Dolomiti Bellunesi, ultimo parco naturale che attraverseremo prima di raggiungere Belluno. Il percorso inizia molto semplicemente in discesa, sempre lungo la strada forestale che avevamo già cominciato a percorrere dopo il rifugio Carestiato. La prima tappa ci conduce al Rifugio Passo Duran, dove l’Alta Via incrocia la strada asfaltata. Qui si percorrono alcuni tornanti della strada prima di raggiungere un parcheggio da cui ripartono i sentiero nel bosco, segnando l’ingresso nel Parco delle Dolomiti Bellunesi.

Rifugio Pramperet

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Sentiero sul versante ghiaioso della Cima Tamer: più avanti vista verso la cima nominata Castello di Moschesin (2.499 m.)

Inizia così un tratto di sentiero che si immerge nel bosco fitto, avendo come destinazione prima la Forcella Dagarei e poi la Forcella del Moschesin, in un totale di soli 400 metri di dislivello in salita, ma spalmati su quasi 10 km. In questo tratto forse cominciamo ad accusare anche la stanchezza dei giorni precedenti, per quello impieghiamo più tempo del previsto (quasi 4 ore e mezza dal passo Duran!) a raggiungere il Rifugio Pramperet (1.857 m.), seconda tappa di giornata.

Nonostante la stanchezza il sentiero ci permette di ammirare continuamente dall’alto il paese di Agordo, che sorge ai piedi del Monte Agner, del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino.

Forcella de Zita Sud

Dal rifugio Pramperet il sentiero si sviluppa nuovamente in salita: si tratta di una delle ultime entusiasmanti e panoramiche salite tra le tappe dell’Alta Via 1 delle Dolomiti. La salita di quasi 600 metri di dislivello ci permette di raggiungere la panoramica forcella de Zita Sud, ai piedi della Cima de Zita Sud.

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salita forcella zita sud

In questo tratto sottolineiamo la presenza di un tratto breve abbastanza esposto, proprio prima di raggiungere la forcella: si tratta di una breve salita dove il sentiero si sviluppa esclusivamente su roccia, con forte pendenza da ambo i lati, in una situazione che potrebbe creare problemi a chi soffre di vertigini.

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Salita finale verso la Forcella de Zita Sud

Superata la forcella ci tuffiamo nella vallata sottostante, dove si alternano prati verdi a fianchi ghiaiosi detritici. In questo tratto è particolarmente frequente la presenza di marmotte! Scendiamo abbastanza velocemente di quota, quasi 800 metri di dislivello negativo in 1 ora e mezza, più che altro perché la parte terminale della discesa è veramente ripida e classificata come tratto di sentiero esclusivamente per escursionisti esperti, fatto evidenziato tramite cartelli esplicativi ad inizio percorso. In questa discesa sono frequenti i punti di appoggio a cordini metallici fissati alla roccia, che vanno tutti affrontati con molta calma ed attenzione.

Rifugio Pian de Fontana e Forcella la Varetta

Al termine della discesa, raggiungiamo ormai ad ora di cena il rifugio Pian de Fontana, nella sua posizione ai piedi del Monte Schiara, la cima che sovrasta Belluno. Dopo un’ultima breve sosta al rifugio, ripartiamo a camminare prima in discesa e poi per una mezz’oretta in salita fino alla successiva Forcella la Varetta, nei pressi della quale montiamo la tenda vicino ad una malga abbondata, ora trasformata in bivacco. Il gestore del Rifugio Pian de Fontana ci ha consigliato questo punto dove dormire con la tenda per l’ultima notte, all’esterno del bivacco.

Dopo una veloce cena preparata ancora con il nostro fornelletto, ci prepariamo a dormire, con le ultime luci del tramonto che illuminano di rosso la cima della Schiara.

Giorno 8: dalla Forcella la Varetta alla fermata del bus La Pissa

  • 10 km
  • 100 m di dislivello in salita e 1.340 m in discesa
  • 3 h e 30 min. di percorrenza

Eccoci ormai giunti all’ultima delle tappe della nostra Alta Via 1 nelle Dolomiti. In quest’ultima giornata si affronta la discesa conclusiva verso la strada che ci condurrà poi direttamente a Belluno tramite autobus di linea. Questa è la variante che noi abbiamo percorso; alternativamente l’Alta Via 1 procederebbe anche tramite la Forcella del Marmol per poi scendere lungo la via ferrata del versante sud della Schiara, la quale richiede però una buona esperienza, vista la sua difficoltà non proprio abbordabile.

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Alba sul Monte Schiara

Rifugio Bianchet e fermata del bus La Pissa

La discesa dalla Forcella la Varetta procede invece in discesa nel bosco, fino a raggiungere l’ultimo rifugio, il Rifugio Bianchet (1.245 m.): da qui comincia l’ultima discesa, prima su strada forestale e poi su sentierino nel bosco, che raggiunge la strada asfaltata in circa 1 ora e mezza di discesa dal Rifugio Bianchet. Come suggerito nel nostro primo articolo relativo all’Alta Via, Alta Via 1 delle Dolomiti: guida e consigli (cliccate qui), vi consigliamo di controllare gli orari del bus di linea in anticipo, in maniera tale da regolarvi con gli orari di arrivi in strada.

alta via dolomiti 1 tappa belluno
Uno dei cartelli che indicano la direzione verso la fermata dell’autobus

Nota: dalla fermata del bus di La Pissa (448 m.), si raggiunge facilmente il centro di Belluno in autobus. Trovate gli orari della compagnia Dolomitibus a questo link (cliccate qui). La linea da cercare è la numero 1, da Agordo a Belluno (la fermata di La Pissa è opzionale, pertanto non la troverete nel tabellone pdf degli orari online, ma considerate che si trova appena dopo la fermata di La Muda, quindi considerate come riferimento l’orario di questa fermata).

Dalla fermata di La Pissa, si raggiunge Belluno in autobus in circa 20 minuti di tragitto. Considerata tra le ultime tappe dell’Alta Via 1 delle Dolomiti, la fermata di La Pissa viene segnalata con ultimo cartello al termine del sentiero, che indica la direzione per raggiungerla.

Termina così il nostro racconto delle nostre 8 tappe lungo l’Alta Via 1 delle Dolomiti. Se questo racconto vi è piaciuto, o se avete intenzione anche voi di percorrere l’Alta Via 1 e vi servono ulteriori informazioni, fatecelo sapere nei commenti. Al prossimo articolo!

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